La mostra sulle armature romane è unica nel suo genere in quanto raccoglie in uno spazio espositivo, le ricostruzioni degli elmi e corazze più significative per un periodo storico che va dal VI secolo a.C. al IV secolo d.C.

La rielaborazione di tutti questi manufatti è stata concepita attraverso uno studio approfondito sui reperti presenti nei maggiori Musei di Storia ed Archeologia di Europa e Stati Uniti. Percorrendo quindi i vari settori della mostra è come visitare molti dei Musei di Storia antica del mondo. L’esposizione di questi manufatti, ricostruiti anche con le antiche tecniche di fusione e di sbalzo, è sapientemente raccontata anche attraverso l’ausilio di pannelli e disegni, che descrivono l’armamento romano dei vari periodi con grande dettaglio e rigore archeologico, delineando anche dove è stato trovato quel tipo di reperto, in quali scontri è stata utilizzata quel tipo di armatura ed in quale museo si può trovare il reperto originale.

Dagli antichi elmi di derivazione corinzia o etrusca si giunge alla scoperta degli essenziali elmi in bronzo di Montefortino e così via verso evoluzioni più complesse dei Gallico Imperiali, tipici del I secolo imperiale romano. Si potrà anche studiare come le armature, da semplici piastre di protezione per il petto, si siano sviluppate fino a diventare vere e proprie articolate macchine da difesa.

Si conoscerà come i Romani abbiano spesso appreso il tipo di protezione per il corpo dai propri nemici adottando ad esempio “loriche ad anelli” (hamate o squamate) e come la loro esperienza li abbia poi indotti all’uso di più specifiche e flessibili corazze (loriche segmentate e/o anatomiche). Dalla scoperta dell’armamento della fanteria romana  si passerà poi ad ammirare i tipici elmi da cavalleria: stupendi esemplari spesso personalizzati dal singolo proprietario fino ad arrivare al massimo della espressione stilistica ed artistica dei elmi da parata utilizzati il più delle volte nelle cerimonie ufficiali. Il visitatore si troverà poi di fronte  alla fredda espressività degli elmi a maschera così tipici ed usati nei tornei romani denominati “Hippika gymnasia”.

Un importante spazio è concesso alla parte che riguarda “la gladiatura”: un fenomeno molto complesso che sembra appartenere solo alla parte orribile dello spettacolo degli anfiteatri, ma che al contrario nella storia militare romana, ha uno stretto legame con l’esperienza dell’esercito; una dualità che durerà sempre nella storia di Roma.

La gladiatura, nell’ambito della sua storia ci racconta soprattutto di scontri “specializzati” tra coppie ben definite, come ad esempio: Trace contro Mirmillone, Retiarius contro Secutor, Hoplomaco contro Mirmillone, Provocator contro Provocator e così via. Il Trace, nello specifico con il suo elmo composto da un grifone alato esalta la parte orientale dell’impero, mentre il Mirmillone, o Mirmidone, l’esperienza Greca legata all’Iliade: o ancora nello specifico il Provocator è l’espressione della divinità di Roma. L’armamento dei gladiatori, così esaltato nel piumaggio e nei vividi colori, profondamente selezionato nel tempo, consentiva di ottenere combattimenti equilibrati e di grande spettacolarità per il popolo dell’anfiteatro. Nella realtà, i gladiatori rappresentavano una sorta di sacerdoti delegati da un dio che esaltano un sacrificio di sangue, attraverso il combattimento (munus o “ dono”) dedicato di solito alla salvezza di un importante personaggio. Il sangue, ottenuto infatti, dalle ferite o dalla morte dello specifico gladiatore diventava materiale salvifico per l’anima di un defunto al quale era dedicato il dono stesso.